SOSTENIBILITA’ IN ACQUACOLTURA: NUOVE RICERCHE SU FONTI PROTEICHE ALTERNATIVE

29 luglio 2025, Rivolta d’Adda (CR). Nuove ricerche sui batteri fototrofi viola evidenziano interessanti potenzialità per la valorizzazione dei sottoprodotti dell’industria lattiero casearia e le applicazioni nell’allevamento ittico.
La necessità di implementare la produzione di fonti proteiche sostenibili, per soddisfare la domanda dell’industria mangimistica, è un aspetto fondamentale al fine di ridurre l’utilizzo di fonti proteiche convenzionali. In questo contesto l’utilizzo di proteine monocellulari (Single Cell Proteins, SCPs) mostra chiari vantaggi in termini di utilizzo del suolo, emissioni di carbonio, impatto sulla biodiversità e consumo idrico, svolgendo un ruolo essenziale nel garantire il futuro approvvigionamento di materie prime proteiche.
Su questa linea è stato recentemente pubblicato lo studio “From cheese whey to single-cell protein production: By-product valorization through acidogenic fermentation and purple phototrophic bacteria”, sviluppato dal Politecnico di Milano con la collaborazione dell’Università di Medicina Veterinaria di Lodi, Università di Milano e l’Istituto Spallanzani.
La ricerca indaga la valorizzazione del siero di latte deproteinizzato utilizzando un processo a due stadi tramite fermentazione acidogenica in reattori anaerobici per produrre acidi grassi volatili che vengono poi utilizzati come substrati ricchi di carbonio dalle colture miste di batteri fototrofi viola per la produzione di SCPS.
Le miscele di acidi grassi voltatili ottenute si sono rivelate un substrato promettente per un’elevata produzione di biomassa che ha mostrato anche una digeribilità significativamente superiore rispetto alla farina di soia.
Il Settore di Acquacoltura dell’Istituto Spallanzani ha contribuito allo studio caratterizzando i ceppi presenti nella biomassa, aspetto fondamentale per garantire il controllo e la ripetibilità del processo.
Questo approccio integrato apre la strada a una produzione di biomassa sostenibile e conveniente a partire dal siero di latte deproteinizzato che, ad oggi, non ha ancora trovato importanti vie di valorizzazione e inoltre, data l’elevata domanda chimica e biochimica di ossigeno, rappresenta un costo per lo smaltimento.
L’ottimizzazione dei processi produttivi a partire da sottoprodotti dell’industria agroalimentare da un’ulteriore spinta verso applicazioni di economia circolare, mitigazione dell’impatto ambientale e minore pressione sugli habitat naturali.